Reazioni scomposte – Savino Frigiola

di Savino Frigiola – 13 luglio 2011

 Con sorpresa di fronte ai primi effetti della crisi economica (crollo dei titoli di stato e bancari), nonostante fosse stata abbondantemente descritta e preannunciata, si stanno registrando le reazioni più scomposte e disparate. Si notano le febbrili iniziative da parte degli agenti incaricati alla difesa dell’attuale apparato economico-politico (Hires docet), ma anche le reazioni dei soggetti che pur dichiarandosi contrari a questo sistema, ma poco attrezzati sull’argomento economico-monetario, restano interdetti e disorientati dalle fantasiose proposte che strumentalmente vengono fatte circolare, ad arte, proprio per creare confusione,  a difesa del sistema politico-monetario che si sente sempre più posto sotto accusa.

Per poter approntare gli opportuni rimedi è necessario individuare con precisione le cause che generano il bubbone economico, con il disporre congiuntamente dell’onestà intellettuale per recepirle.

L’attuale crisi è dovuta al declassamento dei Titoli di Stato del debito pubblico mediante la vecchia, nota ed usurata equazione, semplice ma estremamente diabolica, che si sviluppa per passaggi successivi:

1)  Lo Stato per propri bisogni e per monetizzare il mercato, emette propri titoli di debito che vengono scontati (comprati) dalle banche ordinarie e da quelle d’emissione.

2)  I titoli sono quotati in borsa e vengono classificati dalle società di rating, di proprietà delle banche, ad uso e consumo delle banche medesime.

3)  Quando queste intendono alzare i tassi fanno agire le società di rating che declassano il valore dei titoli cosicché gli Stati sono costretti a rinnovarli accettando condizioni capestro a tassi sempre più elevati.

Come quando si mangia  il carciofo, una foglia alla volta, l’onorata cupola bancaria, utilizzando sempre la solita equazione, si pappa uno Stato per volta, come abbiamo sempre detto, scritto e denunciato.

A beneficio degli increduli e dei duri di cervice ripetiamo ancora una volta l’elenco degli Stati già sottoposti a questo trattamento: Argentina, Irlanda, Islanda, Grecia, che rappresentano pratiche già chiuse, attualmente sono sotto cura Portogallo, Spagna e Belgio, ed ora hanno cominciato con noi.

Risulta facilmente comprensibile per tutti, almeno si spera, quale possa essere l’unica terapia possibile per sottrarsi ad un simile devastante e progressivo strangolamento. Al di la di tutte le chiacchiere, delle paure, dei profeti di sventura, degli sproloqui degli economisti a carico del sistema e dei cervellotici ed interessati suggerimenti, delle proposte alternative che finiscono per mantenere inalterati gli attuali meccanismi, non resta altra soluzione che lo Stato, forte della sua centennale positiva esperienza, dal 1874 al 1975, ritorni a battere moneta in prima persona in nome e per conto dei cittadini italiani.

Se i titoli di debito dello Stato valgono al punto di essere scontati dal sistema bancario, debbono valere anche i titoli monetari emessi dallo stesso Stato. Disponiamo già della cultura e delle strutture necessarie, ivi compreso l’Istituto Poligrafico dello Stato. Il Ministero del Tesoro e dell’Economia è perfettamente in grado di gestire questa operazione foriera di una nutrita serie di positive sinergie. Cessa il patema e si elimina il ricatto bancario ogni volta che si debbono rinnovare i titoli in scadenza, cessa l’incremento del debito che attualmente si realizza con l’emissione monetaria a danno  di tutti i cittadini e dell’intero sistema produttivo, si dispone della liquidità necessaria per rilanciare l’asfittica economia con la contestuale riduzione della disoccupazione, specialmente in campo giovanile.

La ricetta è semplice, felicemente collaudata in un lunghissimo periodo, con Governi di diverso colore incaricati sia dai Re che dai Presidenti della Repubblica. Risulta di facile comprensione e di facile realizzazione. (un piccolo strappo al trattato di Maastricht, come altri Stati hanno effettuato prima di noi). Proprio per questo motivo è opportuno che i sostenitori di queste posizioni dedichino decisamente il loro tempo, le loro energie ed il loro sapere ad incrementare e compattare l’organizzazione in grado di coordinare l’azione di tutti.

L’Islanda ha dimostrato che è possibile cambiare ed attuare e realizzare ciò che culturalmente e giuridicamente, Auriti docet, abbiamo da tempo appreso.

Savino Frigiola

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