Proclama alla Nazione: il perchè di un successo

 

di Alberto B. Mariantoni

 

Il successo che sta ottenendo in Italia, ed in certi casi pure all’estero, l’iniziativa del “Forum dei 70” (Roma, 28 Maggio 2011) – a sua volta, scaturita dal “Proclama alla Nazione” (https://proclamaitalia.files.wordpress.com/2011/03/proclama.pdfhttps://proclamaitalia.wordpress.com/) che presi la libertà di lanciare nell’Aprile scorso – non è più un segreto per nessuno.

Dopo il primo incontro di Roma, infatti, le adesioni politicamente eterogenee e trasversali, qualificate e significative, spontanee ed entusiaste, hanno continuato a moltiplicarsi, in maniera molecolare ed esponenziale. Al punto tale che, già nei giorni successivi, diversi partecipanti al Forum hanno annunciato l’organizzazione, a partire dal mese di Settembre prossimo, di una serie di riunioni regionali del medesimo “Movimento d’opinione”, ad esempio, in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Sicilia, etc.

Insomma, ciò che ancora qualche settimana fa sembrava un progetto impossibile, sta diventando una tangibile realtà. E quella realtà, senza per questo doversi necessariamente lasciare prendere da facili entusiasmi o da premature ed avventate velleità, sembra ugualmente annunciare una spontanea e generalizzata rivincita della società civile italiana e la (ri)nascita, nel contesto della nostra Nazione, di una nuova e dinamica concezione aggregativa (da Polis, e non da Factio) che potrebbe senz’altro sfociare in una forte ed imparabile alternativa alla statica e sclerotica situazione del nostro Sistema politico ed istituzionale. Un sistema che, come sappiamo – nato dalle ceneri della Seconda guerra mondiale e dal deliberato, scellerato ed umiliante asservimento a potenze straniere – non sembra più essere in grado – con le sue continue e costanti menzogne, i suoi quotidiani e puerili “arrampicamenti sugli specchi” ed il suo ingannevole e patetico “gioco delle parti” parlamentare – di continuare impunemente a gabbare la buona fede della popolazione, né forviare l’attenzione dei cittadini (sia per poterli sistematicamente distogliere dalle reali problematiche del Paese che per poterne manipolare le coscienze, le energie ed i consensi), né di seguitare ulteriormente a dissimulare la sua inconfessabile ed anacronistica subordinazione a potenze terze che, tradotta in termini pratici, concorre largamente, il più delle volte, a fare letteralmente svanire nel nulla, ogni benché minima attesa o speranza di equità, di armonia e di progresso della nostra società.

Va da sé, dunque, che molti dei nostri compatrioti, consapevoli del deplorevole ed avvilente stato in cui è stata ridotta la nostra Patria, tentino in qualche modo di reagire e di trovare una qualunque via d’uscita dal putrido ed impastoiante pantano nel quale sono impaludate le nostre Istituzioni.

Inutile nascondercelo… Buona parte degli Italiani, incomincia davvero ad averne le scatole piene di farsi costantemente prendere per i fondelli da una classe politica (destra, sinistra, centro, centro-destra, centro sinistra, non fa nessuna differenza!) che nella realtà di tutti i giorni – non soltanto, non decide e non comanda nulla, ma essendo volontariamente e celatamente asservita, da 66 anni, su basi bipartisan, ai voleri di Washington – fa del tutto, per frazionare e scomporre ancora di più il paesaggio politico del nostro Paese, nella speranza di potere immutabilmente continuare a trarre consistenti prebende e speciali privilegi (nonché, a riempirsi le tasche, con i suoi rispettivi e confidenziali “comitati d’affari”…), dalla studiata lottizzazione del potere (per conto terzi) e dall’interessata e funzionale atomizzazione della nostra società, alla faccia del solito “popolo bue” che fino ad oggi, nella speranza di potere vedere un qualunque cambiamento, ha invano continuato, nel tempo, ad eleggerla ed a tenerla artificialmente in vita.

In altre parole, di fronte alle future e prevedibili (oltre che attuali) catastrofi economiche e sociali che si annunciano, porzioni sempre più vaste dell’opinione pubblica italiana – ed ugualmente europea (vedi Grecia e Spagna…) – si stanno ogni giorno di più accorgendo (meglio tardi che mai…) che la non soluzione dei principali problemi che travagliano ed affliggono le nostre società, non dipende affatto dal “colore” o dalla “tendenza” dei Governi che continuano a succedersi formalmente alla direzione dei nostri Paesi, ma dalla loro invariabile e persistente mancanza di una reale indipendenza e di un’effettiva e tangibile sovranità. Prerogative che questi ultimi, dal 1945 ad oggi, hanno forzatamente o spontaneamente abbandonato, ad esclusivo e riservato beneficio della potenza coloniale statunitense che, a sua volta, da perfetto e proverbiale Stato mercantilista, tende unicamente a salvaguardare o a privilegiare gli interessi del sistema bancario mondiale e della finanza internazionale e cosmopolita.

Non dimentichiamo, infatti, che l’Italia – sulla base degli allegati segreti del testo della Capitolazione senza condizioni del nostro Paese che venne accettata dai responsabili della Monarchia sabauda (Cassibile, 3 Settembre 1943) e di quelli del testo del diktat imposto alla nostra Nazione (o Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze Alleate ed Associate) a Parigi, il 10 Febbraio 1947 – continua semplicemente ad essere una Colonia statunitense.

Altri Accordi – ad esempio, quelli contenuti nelle clausole segrete del Trattato NATO (North Atlantic Council o Nac) firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949; in quelle dell’Accordo USA-Italia del 20 Ottobre 1954; in quelle del Memorandum d’intesa USA-Italia (o Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995; ed in quelle del Trattato Stone Ax (ascia di pietra), rinnovato nel 2001 – regolano addirittura l’insediamento e la permanenza sine die di più di 100 basi e/o installazioni logistiche e militari Usa/Nato[1]che sono stabilmente stanziate sul nostro territorio nazionale.

Il tutto, in completa e flagrante violazione (ma nessuno ne parla mai!) degli articoli 80 ed 87 della nostra Costituzione che prevedono la ratifica obbligatoria e congiunta, da parte del Parlamento e del Presidente della Repubblica, di qualsiasi accordo internazionale

Chi comanda, dunque, in Italia?

Come ognuno potrà agevolmente verificarlo, i responsabili ufficiali (ma in realtà, fittizi…) del nostro Stato e dei nostri Governi – che solitamente non trovano i 50 euro per potere aumentare lo stipendio dei Carabinieri o dei Poliziotti (che, a rischio della loro vita, proteggono loro quotidianamente le chiappe!); che non sono in condizione di dare lavoro o una qualsiasi certezza d’avvenire al 40% dei giovani che escono dalle nostre scuole e dalle nostre università; che riducono drasticamente i finanziamenti alla ricerca scientifica (che rappresenta l’avvenire di qualunque società); che tagliano indiscriminatamente le sovvenzioni ai Servizi pubblici ed agli Enti locali; che se ne infischiano altamente del mondo dell’Arte e dello Spettacolo, nonché della sorte di intere legioni di lavoratori precari; che continuano criminalmente a “nascondere sotto il tappeto” gli annosi e tuttora irrisolti problemi del nostro Mezzogiorno; e che, per giunta, cercano infidamente in tutti i modi di convincerci (per evitare di dovere pagare i vitalizi, nei tempi prestabiliti, a chi ha comunque versato, di tasca propria, i suoi contributi!) che è giusto posticipare maggiormente, magari a 67 o 70 anni (dai 20 anni di versamenti che era, in epoca fascista, per la pensione minima, e 40, per la massima), l’età dell’eventuale pensionamento, visto il cosiddetto “allungamento” della vita media dei cittadini (sic!) – riescono comunque a trovare, ogni volta, miliardi e miliardi di euro, sia per salvare le banche dai loro sistemici e reiterati fallimenti che per finanziare, a profusione ed a fondo perduto, le nostre cosiddette “missioni militari all’estero” che altro non sono, in realtà, che l’ineluttabile ed obbligatorio “contributo” della Colonia Italia, alle guerre (per la “pace”…) statunitensi nel mondo. Questo, ovviamente, “socializzando”, a discapito delle fasce più deboli della nostra popolazione, le spese o i debiti dello Stato (l’unica prerogativa che resta al nostro Stato, è soltanto quella del suo Debito sovrano!) e  spremendo a più non posso le tasche già esaurite dell’uomo della strada, fino all’inverosimile.

Altro motivo del successo che sta riscontrando la nostra iniziativa, è dovuto ugualmente al fatto che la gente sta incominciando a capire che non sono le idee (di destra, di sinistra, di centro, di centro-destra o di centro sinistra, di estrema-destra o di estrema-sinistra) che impediscono un ordinario e coerente svolgimento della vita pubblica del nostro Paese, ma essenzialmente i partiti che, nominalmente (e, quasi sempre, sommariamente o abusivamente), pretendono rappresentarle: vale a dire, quelle organizzazioni oligarchiche, ufficialmente antagoniste ed a compartimenti stagni (ma, in realtà, complici e solidali le une con le altre) che – formate da personaggi che hanno trasformato la politica in un vero e proprio mestiere, per non essere costretti a dover lavorare – tendono invariabilmente a sfruttare i rispettivi supporti popolari, per meglio imbrogliare l’opinione pubblica e potersi tranquillamente spartire, da dietro le quinte ed alla maniera dei “ladri di Pisa”, la parte di bottino a loro spettante, a seguito delle quotidiane vessazioni e depredazioni che effettuano per conto terzi o lasciano liberamente e colpevolmente effettuare a discapito della nostra società.

Altro motivo ancora che sembra facilitare il successo della nostra iniziativa, è l’attuale consapevolezza, da parte di certe élites della nostra società, che la “fazione”, qualunque essa sia o possa essere (anche la più affine, numerosa, strutturata e disciplinata), non può mai essere in grado – salvo con la violenza, la prevaricazione o il sopruso – di rappresentare o di surrogare la Nazione. E che è con l’intelligenza, la capacità e la competenza delle risorse umane di una medesima società – anche se di diversa estrazione ideologica o “colore” politico, ma con la comune ed indispensabile determinazione di perseguire il medesimo obiettivo, nell’interesse della collettività – che si possono facilmente trovare le soluzioni (anche le più impensabili!) ai problemi che assillano quotidianamente le nostre società. E’ insieme, infatti, che si costruiscono le Piramidi. E non nel contesto di un’assurda, autolesionista, autodistruttiva ed hobbesiana “guerra di tutti contro tutti” (bellum omnium contra omnes)!

Questo, insomma, è il principale messaggio che la maggior parte degli aderenti al “Proclama” ha ritenuto in cuor suo.

Se riflettiamo un attimo, ci accorgiamo, infatti, che – nello stato di sudditanza in cui versa l’Italia – l’insieme delle nostre battaglie (anche giustissime o sacrosante) che fino ad oggi abbiamo accanitamente ed in buona fede combattuto, sono state e sono praticamente inutili. Inutili e vane, poiché ci siamo inconsapevolmente o stoltamente accontentati di svolgerle all’interno di una “gabbia”: quella che, da 66, ci hanno riservato i nostri cosiddetti “liberatori”.

Che vogliamo fare? Continuare, come per il passato, a scontrarci tra Italiani, lasciando al secondino statunitense di turno – che se la ride sotto i baffi, fuori dalla “gabbia” – la gioia di contare i morti, feriti ed i contusi, sul suo pallottoliere? Oppure, tutti assieme, coscienti della nostra prigionia collettiva, e qualunque siano le nostre differenze politiche o partitiche, proviamo collettivamente a liberarci dalle vergognose, mortificanti e soffocanti catene che ci tengono asserviti ed impotenti, sulla nostra propria terra?

La risposta, a me, sembra ovvia.

Fino a quando, infatti, non avremo il coraggio, tutti assieme (destra, sinistra, centro, centro-destra, centro-sinistra, estrema destra, estrema sinistra; oppure, se preferite: fascisti, comunisti, fascio-comunisti, liberali, socialisti, socialisti-nazionali, nazionalisti, repubblicani, anarchici, insorgenti, leghisti, nordisti, sudisti, apolitici, etc.), di deporre momentaneamente al guardaroba le nostre particolari preferenze politiche o le nostre “fisse” ideologiche e di esigere la nostra collettiva e completa liberazione dalla “gabbia” che ci relega e ci opprime in casa nostra, tutti i nostri aneliti individuali resteranno soltanto delle semplici ed infeconde *seghe mentali”, senza nessun avvenire.

E se alla fine di quel doveroso ed indispensabile percorso, ci saranno ancora da “regolare dei conti” tra Italiani, avremo comunque la gioia e la soddisfazione di poterlo liberamente fare all’aria aperta. Magari, nel bel mezzo di un bellissimo e profumato prato fiorito. Su una terra che, liberata infine dall’annosa ed umiliante occupazione statunitense, sarà di nuovo la NOSTRA TERRA, la Nostra Patria, la Terra dei Patres!

 


[1]           Vedere, in proposito, il mio Dal “Mare Nostrum” al “Gallinarium Americanum”, Basi USA in Europa e Vicino Oriente, Eurasia, rivista di studi geopolitici, numero 3, Ottobre-Dicembre 2005, pp. 81-94. Ugualmente visionabile, sui siti: http://www.juragentium.unifi.it/topics/wlgo/it/marianto.htmhttp://www.kelebekler.com/occ/busa.htm . E successiva messa a punto della medesima ricerca, per quanto riguarda l’Italia, sul sito web del Coordinamento Progetto Eurasia (CPE): http://www.cpeurasia.eu/305/basi-americane-in-italia-una-messa-a-punto Vedere ugualmente, per quanto riguarda le sole basi Usa in Italia, il seguente documento: Department of Defense – Base structure report fiscal year 2007 baseline (che, tra grandi e piccole, ne contempla ben 84!), consultabile facilmente on-line, a questo indirizzo Web: http://www.defenselink.mil/pubs/BSR_2007_Baseline.pdf


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Una risposta a Proclama alla Nazione: il perchè di un successo

  1. Furio Bassanelli ha detto:

    Ma la democrazia dei “partiti” proprio questo è: dividere, “ripartire” la popolazione, il contrario di quanto fu fatto negli anni ’20 e ’30 (con altissimi costi politici) in cui il popolo italiano fu unito in un unico blocco, purtroppo non proprio granitico ma che consentì al governo d’allora di procedere a riforme importantissime, che i “liberati”, su ordine dei loro padroni, cominciarono a smontare dal 26 aprile 1945 mentre alcune delle quali resistono ancora oggi, dopo oltre sessant’anni di demolizioni. Agli studiosi del Fascismo (come a quelli del comunismo) è ben chiaro che all’interno dei partiti unici dei regimi totalitari erano presenti tutte le tendenze politiche. Durante tutto il Ventennio si continuarono a pubblicare regolarmente riviste marxiste e libri di autori non favorevoli al regime; con la differenza che chi lo faceva in URSS o nella Germania nazionalsocialista poteva anche finire in galera o peggio.

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