Sul “Forum dei 70″… di Giuseppe Convertini

Roma 28 maggio 2011,ore 10:00

Un assemblea… Una sala di un hotel. Dei tavoli disposti a “ferro di cavallo”. Nessuno al disopra dell’altro. Uomini e donne di diversa e variegata estrazione politica e sociale. Ordine del giorno: la costruzione di un movimento d’opinione che abbia come colonna portante la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, l’Europa e l’insieme degli altri Popoli-Nazione del mondo.

Tutto è iniziato da un’iniziativa del prof. Alberto Mariantoni: un “Proclama alla Nazione”. Un appello lanciato nel mese di Marzo scorso, agli uomini liberi di questa nostra Nazione. Gli unici che, amio giudizio, siano in grado di imprimere una svolta politica e morale alla triste condizione in cui versa l’Italia da 66 anni. In modo particolare, per cercare di portare il nostro Paese fuori dalla sua subordinata ed umiliante condizione di schiavo militare, politico, economico, culturale e monetario di Stati che fanno capo alla Cupola capitalista, globalista e finanziaria internazionale e cosmopolita.

Come sottolinea Mariantoni, è inutile, infatti, per qualsiasi nostro governo, cercare soluzioni di qualsiasi tipo, in un contesto, come l’attuale, che ci vede comunque costretti ad accettare, volenti o nolenti, forme di “collaborazione” internazionale che, come minimo, sono estremamente dannose e pregiudizievoli per l’Italia. Ragione per cui, è prioritariamente indispensabile, prima di ogni altra azione politica, economica o sociale, svincolarsi da quelle catene (segrete) che ci vedono sempre e comunque sottomessi, senza mai avere nessuna voce in capitolo!

A Roma, il 28 di Maggio scorso, 71 persone si sono dato appuntamento ed hanno iniziato a discutere, per cercare di trovare delle soluzione ai suddetti problemi.

Tutto, in quell’occasione, era stato organizzato alla perfezione. Orari mantenuti, scrupolosamente. Ordine, cordialità e determinazione si respirava dappertutto. L’organizzazione era perfetta. Ma anche i presenti non erano da meno: pacati, educati, precisi, composti, affabili, possibilisti.

Una volta iniziati i vari interventi, sono venuto a conoscenza di un crescendo di proposte e di richieste.

Mi sono inaspettatamente trovato di fronte ad un evento di grande importanza e portata. Uomini di diversa estrazione sociale e di  differente appartenenza politica che cercavano civilmente di fare il discutere – non per riempirsi la bocca di propositi auto-referenziali né per auto-glorificarsi, né per fare emergere le proprie ed esclusive convinzioni ideologiche, ma semplicemente – per tentare spassionatamente di fornire il proprio contributo umano e politico nella costruzione di qualcosa di diverso da ciò che abbiamo fino ad oggi avuto la noia di osservare e che, senza falsa modestia, posso senz’altro definire qualcosa di grande.

Lascio immaginare, l’atmosfera. Tutto era interessante, elettrizzante, piacevole.

All’improvviso, insomma, mi sono ritrovato catapultato in un contesto diverso, rispetto alla realtà vissuta fino al giorno prima.

Nel corso del Forum, non un solo accenno, da parte dei presenti, a continuare un percorso politico fatto di puerili e vane contrapposizioni ideologiche. Per prima volta, nella mia vita, non ho sentito parlare di destra, né di sinistra, né di centro, tanto meno di partiti di governo, né di quelli dell’opposizione. Al contrario, ho potuto constatare una sola ed unanime volontà: quella dell’impellente ed improrogabile necessità di riuscire a tirare fuori, ed nel più breve tempo possibile, l’Italia dalla sua attuale ed assurda condizione.

In altre parole, nessuno dei presenti attaccava nessuno. Nessuno che scaricasse colpe su nessuno. Soltanto, idee, proposte, suggerimenti, esortazioni.

Era bello vedere i rappresentanti della nostra società civile marciare all’unisono verso il medesimo obiettivo. Un senso nuovo, un senso fatto di comprensione e di partecipazione, come se ognuno di noi appartenesse alla medesima famiglia e sentisse su di sé la responsabilità di qualcosa di enorme e di insopprimibile: l’amor patrio. Insomma, era il senso del dovere che ci stava chiamando. Era l’Italia che è in ognuno di noi che reclamava e reclama la sua libertà.

Noi presnti siamo stati ben lieti di mettere da parte le nostre particolari visioni ideologiche e partitiche, per abbracciarne una più grande ed esaltante: quella della Patria comune.

Credetemi: è stato qualcosa che ho visto poche volte nel corso della mia esistenza. In ogni caso, mai in quei modi ed in quei termini. Modi e termini di grandezza spirituale e numerica, Uomini e donne che offrivano liberamente il loro contributo intellettuale, figlio di mille esperienze umane e politiche, in un unico senso, verso un’identica direzione. Ognuno portando il suo personale mattone per la costruzione di un grande edificio. Forse il paragone con un edificio non è adatto, in quanto sto parlando di mattoni che, alla fine, si assomigliano, mentre bisognerebbe piuttosto parlare di esseri umani, gli uni diversi dagli altri, e che grazie alla loro diversità sono in condizione di creare una dinamica naturale che destinata a guardare lontano.

Ogni esperienza, politica ed umana, è stata messa, a Roma, a disposizione della costruzione di un qualcosa che va ben oltre l’ombelico politico di ognuno. Per cercare di descrivere quella riunione, potrei dire che era qualcosa che, pregiudizialmente, non appartiene né alla destra, né alla sinistra. Non era semplice reazione, né soltanto rivoluzione, ma tutto allo stesso tempo!

Per la prima volta, inoltre, c’è stato il superamento della divisione tra italiani, fascisti ed antifascisti. Nessuno ha storto il naso o avuto da recriminare qualcosa a proposito della partecipazione, alla comune assemblea, degli uni e degli altri.

Credo abbia prevalso il buonsenso. Siamo ormai di fronte alla necessità.

Il altre parole, per causa di forza maggiore, ci siamo resi conto che era ed è indispensabile collaborare tutti assiem, per riuscire a ridare un senso logico e costruttivo alla politica. Una politica fatta direttamente con il contributo di chiunque si senta o si reputi un uomo libero. Uomini liberi da vincoli di appartenenza ideologica, liberi da veti costrittivi, coercitivi, limitativi e vincolanti. In una frase: abbiamo tutti sentito il bisogno di sentirci uniti, uniti come italiani!

Tra tutte le parole dette, alcune mi hanno lasciato il segno: “(…) dobbiamo operare per cercare di costruire una nuova classe dirigente che sia in grado di elevarsi dalla polvere, dopo la caduta dell’attuale sistema”.

Non penso onestamente di essere, io, in grado di far parte di una tale classe dirigente. Non credo di averne le basi. Sono sicuro, però, che molti, in quella sala, avevano le carte in regola e gli attributi giusti, per essere classe dirigente e molti altri si stanno già affiancando!

Penso che il nostro compito, oggi, non sia più quello di aspettare. Ma quello di iniziare, sin da subito, a costruire il futuro del nostro Paese.

Ritengo, pertanto, sia indispensabile che le nostre attività attuali, non si limitino alla semplice costruzione di tavole rotonde e di discussioni propositive. Per tentare di prevenire le catastrofi che si annunciano, è necessario, credo, passare immediatamente dalle parole ai fatti, con cosciente determinazione Anche perché la volontà da parte di tutti è stata evidentemente positiva in quel senso.

Penso altresì che bisognerebbe darsi da fare, per creare un minimo di struttura organizzativa che sia in grado di creare visibilità e consenso all’esterno dei nostri ranghi.

Abbiamo un numero di adesioni sufficiente, per poterci strutturare, in maniera tale che quanto dobbiamo ancora compiere, venga fatto in modo riconoscibile, a livello nazionale, per creare l’attenzione che merita.

A mio giudizio, infatti, bisognerebbe costituire un’associazione, un circolo, un movimento o quello che riterremo più opportuno. Non vincolante, ma che ci dia il senso di appartenenza, di partecipazione. Qualcosa che ci accomuni. Bisognerebbe ugualmente creare degli uffici stampa, dei collegamenti virtuali, dove ci si incontri e ci si confronti, per cercare di fare meglio. Bisognerebbe, infine, realizzare eventi in grado di provocare una visibilità mediatica e trovare i più efficaci canali di diffusione, capaci di far sentire la nostra voce, affinché quest’ultima possa giungere chiara e sicura, a tutta la popolazione.

Insomma, c’è ancora molto da fare. L’incontro del 28 Maggio 2011, a Roma, è stato soltanto l’inizio. Certo, un buon e positivo inizio. Ma dobbiamo continuare. E fare meglio e di più. Non vedo altra alternativa!

Giuseppe Convertini

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