Sovranità popolare: chiarezza

Sovranità popolare: siamo chiari

da  coriintempesta

Il popolo non è che la componente umana di una nazione. Quello della sovranità popolare, pertanto, non è un principio più o meno ideologico: è una costatazione ovvia. Chi potrebbe esercitarla, diversamente, la sovranità: forse i gatti, o i cipressi, o le montagne ?
Altrettanto ovvio è che non si può sottoporre ogni decisione ad assemblee di milioni di persone. E’ quindi necessaria l’esistenza di cittadini specificamente adibiti alla funzione politica, e cioè a tutelare gli interessi di tutti gli altri, sia unitariamente come nazione, sia individualmente, secondo utilità e giustizia.
Il vero problema, quindi, non è affatto se la sovranità sia o meno popolare, ma se la scelta dei dirigenti politici venga effettuata con modalità e criteri idonei a poter affidare a questi, non solo la rappresentanza del popolo intero, ma anche quella delle componenti materiali e spirituali della nazione che non hanno modo di contribuire a tale scelta, prime tra le quali i bambini e i nascituri. Ogni sistema politico va quindi valutato in ragione della misura in cui consegue quel risultato.
E ci sembra che sulle affermazioni che precedono non si possa dubitare se non in malafede.
Traiamone allora le rigorose conseguenze, in base all’esperienza storica, a quella passata e a quella attuale.
Una cosa salta agli occhi di qualunque osservatore obbiettivo: che il sistema parlamentare fondato sui partiti e sul suffragio universale egualitario è chiaramente pessimo e disastroso per la comunità nazionale, E non si tratta di una degenerazione successivamente intervenuta, ma di un carattere inseparabile del sistema stesso, tanto che, fin dagli anni in cui esso muoveva i primi passi, pensatori come il Mosca, il Coviello, il Maiorana denunziassero in modo assai articolato come quel parlamentarismo avesse la degenerazione…incorporata. Nè bisogna dimenticare che Giovanni Giolitti, uomo che di parlamentarismo si intendeva come pochi, allorchè venne Mussolini a spazzar via il secondo dopo un quarto di secolo di malefatte, gli riconobbe il merito di aver tratto l’Italia “dal fango in cui finiva di imputridire”. E qual’era quel fango, se non il sistema precedente ?

Restaurato quel fango grazie alla Liberazione, la distruzione sistematica dell’Italia ha proceduto con ritmo impressionante, al punto di trasformare la fucina dei massimi ingegni del passato nella servetta scema ed abulica degli U.S.A.e di Israele. E con lei fu distrutto anche il popolo italiano, amputandolo della coscienza unitaria che di una popolazione fa un popolo, della sua cultura, del suo orgoglio e delle sue tradizioni e inquinandolo etnicamente, linguisticamente e nei comportamenti. Neppure nell’epoca pre-unitaria, quando l’Italia era frammentata in innumeri stati e statarelli, continuamente corsi da milizie straniere, essa aveva mai raggiunto il livello di avvilimento, di impotenza e di corruzione donatole dalla democrazia pretesamente ugualitaria.
Mai come oggi, occorre dunque chiedersi quali requisiti debba possedere un sistema civile che della sovranità popolare faccia una realtà sostanziale e non una vana e surrettizia proclamazione, sbrindellato grembiulino per coprire vergogne. Vediamole:
1- Che, spregiando l’indimostrata fola dell’uguaglianza, esso consenta a ciascuno di collaborare alla vita della nazione in ragione delle proprie attitudini naturali e capacità e conoscenze acquisite, e cioè con cognizione di causa.
2- Che le deleghe -di cui abbiamo visto la necessità- siano conferite a persone di cui i deleganti possano valutare personalmente le capacità e l’affidabilità.
3- Che l’attribuzione di un potere non costituisca in nessun modo un privilegio economico, e quindi gli emolumenti per coloro che devono esercitare la dirigenza politica in modo esclusivo o prevalente abbiano natura e importo di semplici indennità, che consentano di sopperire alle esigenze di vita dignitosa personale e familiare, non mai una fonte di ricchezza che porti ad ambire certe cariche per motivo diverso dal nobile intento di meglio servire la patria comune.
4- Che chiunque eserciti una pubblica funzione abbia un superiore ben determinato a cui rispondere del proprio operato, e questo dalla base al vertice, individuale o collegiale-ristretto che esso sia, ma anch’esso risultante dello stesso criterio selettivo.
5- Che quindi ogni forma di propaganda elettorale venga, più che proibita, resa assurda, come anche l’istituzionale ruolo della cosiddetta “opposizione”.
A tal punto, vale partire dalla riflessione che il genere umano non è proprietario della natura, bensì ne fa parte integrante, e che la natura tutta ha una propria logica (quale che ne sia l’origine) unitaria e coerente, di cui il detto genere -unico raziocinante- è giocoforza che sia rispettoso, pena la sua espulsione dalla Terra come corpo estraneo, le cui avvisaglie sono ormai palesi a tutti.
Ora, in natura, esistono in abbondanza esempi di mirevoli realtà unitarie, pur composte di innumerevoli parti ben diverse fra loro. Esse sono gli organismi. Ma il problema politico è proprio quello di ridurre una plurimità di persone diverse ad agire unitariamente e in collaborazione sistematica. L’organismo naturale si presta quindi magnificamente a fungere da paradigma ( ovviamente, “mutatis mutandis”).
In esso, anche nei più semplici ( che sono tutt’altro che semplici) troviamo innumeri cellule, componenti tessuti. e questi organi, ognuno con una o più funzioni diverse, ma tutte necessarie alla vita dell’unità organica. E le cellule componenti di ciascuno di essi sono grandemente diversificate, pur essendi figlie di un unico gameto. Uno di questi organi è predisposto a ricevere comunicazioni e ad impartire ordini, diretti o indiretti, agli altri, ed è, come tutti sanno, il cervello, ma quale di essi sia più “importante” è impossibile dirlo. Se gli umili reni si mettono in sciopero, il cervello muore e tutto l’organismo con lui. Al massimo, si potrà distinguere tra organi indispensabili per la vita ed organi utili ma non indispensabili, il cui difetto consenta una sopravvivenza, sia pure limitata e sacrificata. Ma altrettanto avviene per le funzioni civili. Senza disegnatori di modelli di vestiario, senza venditori di caldarroste o senza manicure l’umanità già civilizzata ha vissuto ottimamente per secoli. Or, però, svolgono anch’essi una funzione nell’economia generale.
Al metodo “organico”, e cioè ispirato dagli organismi, qualcuno obbietta che un essere umano, a differenza delle cellule, ha anche un’accentuata personalità individuale, coi propri gusti, le proprie passioni, i propri affetti e antipatie e magari anche i propri vizietti.
E’ vero. Ma è falso che lo Stato organico non lasci spazio al privato.
Purchè non comprometta l’interesse generale, nella sfera privata ognuno è pienamente libero.
Fermo che questo breve saggio non è un trattato e non pretende neppur lontanamente se non di dare qualche cenno, è però necessario porre l’accento su un altro carattere fondamentale della concezione dell’Uomo propria dello Stato organico, che lo identifica con lo Stato totalitario. Nessuno si faccia venire il singhiozzo. Usiamo l’aggettivo nel senso in cui lo usò il suo creatore, Mussolini, e cioè di Stato composto dalla totalità dei suoi cittadini e non “sovrapposto” ad essi.
Ebbene: noi “totalitari” consideriamo ogni cittadino sotto il duplice aspetto di “singulus” e di “civis”. Sotto il primo aspetto, coi soli limiti della civile convivenza, il singolo può del tutto auto-regolarsi. Sotto il secondo, invece, e cioè per la sua (o le sue) attività rilevanti ai fini pubblici, sia economiche che non, egli non è sottoposto allo Stato: egli E’ lo Stato, come lo sono tutti i cittadini attivi. La sua funzione è del tutto omologa a quella di un ministro in carica, anche se in ambito molto più limitato; ma senza “cellule” come lui, o lei, il ministro sarebbe un semplice burattino, come sono gli attuali.
Solo i parassiti puri, inetti e inattivi, o quelli che vivono solo di attività delittuose, ne resterebbero esclusi, anzichè formare la “classe dirigente”.
A qualcuno dei Lettori la prospettiva ripugna ?

di Rutilio Sermonti (http://www.rinascita.eu/index.php?action=search&q=Rutilio+Sermonti&dove=f)

Fonte: http://coriintempesta.altervista.org/blog/sovranita-popolare-siamo-chiari/

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in +ARCHIVIO GENERALE, Articoli, Giornalismo controcorrente, Italia in guerra, Sovranità nazionale. Contrassegna il permalink.